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Impianti di scarico acque reflue

Posted on Author Grolkree Posted in Film

  1. ARPA Lombardia - Agenzia Regionale per la Protezione dell'Ambiente
  2. Sistemi di scarico affidabili
  3. Idraulica delle acque reflue

Tipologie di scarichi e impianti. Il adsboel.net /06 definisce come scarico “qualsiasi immissione di acque. acque reflue industriali: qualsiasi tipo di acque reflue scaricate da edifici o impianti in cui si svolgono attività commerciali o di produzione di beni, diverse dalle. Le "acque reflue", o acque di scarico, sono le acque utilizzate nelle attività umane, di depurazione” quegli impianti destinati al trattamento delle acque reflue. Negli impianti di depurazione tradizionali, a servizio di uno o più le acque reflue urbane o scarichi civili: comprendono le.

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Impianti di depurazione biologici Tipologie di scarichi e impianti Il D. Lo stesso decreto prevede anche una molteplicità di scarichi, differenziati in funzione della provenienza e del corpo ricettore.

Di seguito si riporta uno schema di un degrassatore. Il liquame grezzo entra con continuità, mentre quello chiarificato esce. Per le sostanze galleggianti occorre aggiungere una certa capacità per persona. Per scuole, uffici e officine, il compartimento di sedimentazione va riferito alle ore di punta con minimo di tre ore di detenzione con conseguente riduzione del fango sedimentato.

Di seguito si riporta uno schema di una vasca Imhoff.

ARPA Lombardia - Agenzia Regionale per la Protezione dell'Ambiente

La dissabbiatura avviene in vasche dette dissabbiatori nelle quali si sfrutta la forza di gravità per eliminare tutte quelle particelle solide caratterizzate da un peso specifico maggiore di quello dell'acqua e tali da depositarsi sul fondo della vasca in tempi accettabili.

Poiché il materiale da separare è di tipo granuloso - cioè sedimenta senza interferire con le altre particelle e il moto del fluido è laminare - la velocità di sedimentazione delle particelle è regolata in prima approssimazione dalla legge di Stokes.

Tale legge presuppone che le particelle siano di forma sferica che il liquido sia in quiete e si trovi a temperatura costante e che il moto della particella verso il basso non venga influenzato ne dalla presenza di altre particelle ne dalle pareti del contenitore.

I dissabbiatori tradizionali sono quelli a canale nei quali il liquame defluisce con flusso orizzontale. Li si trova ancora in qualche vecchio impianto. Vengono sempre realizzati con unità in parallelo a funzionamento alternato in modo che il dissabbiamento non venga mai interrotto.

Sul fondo delle vasche è disposta una cunetta nella quale si accumulano i materiali sedimentati che vengono rimossi con unità di pulizia meccanica per grandi impianti o manuale per piccoli impianti con semplice paleggio o con getti di acqua che spingono i materiali in canaletti trasversali dai quali vengono poi convogliati in pozzetti di raccolta laterali.

Le vasche hanno pianta rettangolare con lunghezza da volte la profondità della corrente.

Hanno sezione trasversale trapezia, rettangolare o più complessa. Il dissabbiatore a canale ha l'inconveniente di assumere dimensioni spesso troppo ingombranti; pertanto negli impianti moderni si utilizzano dissabbiatori a pianta circolare con fondo a tramoggia, di minore ingombro e configurati in modo tale da creare correnti trasversali secondarie elicoidali, toroidali che, sovrapponendosi alla corrente principale, favoriscono la concentrazione e la selezione dei materiali sedimentati.

Disoleazione[ modifica modifica wikitesto ] Separatore acqua-olio del tipo API La disoleazione o sgrassatura viene introdotta nel ciclo depurativo, a valle delle griglie e dei dissabbiatori, quando sia accertato che oli e grassi siano presenti nei reflui in quantità tali da influenzare negativamente i trattamenti successivi soprattutto con riferimento ai trattamenti biologici.

A volte la disoleazione ha lo scopo di recuperare gli oli e i grassi presenti nei reflui al fine del loro riutilizzo.

Negli impianti ordinari le modeste quantità di grassi e oli vengono in massima parte trattenuti dai paraschiume che si dispongono all'entrata delle vasche di sedimentazione primaria, donde vengono poi di tanto in tanto rimosse insieme con altre materie leggere solide, che hanno accidentalmente attraversato i precedenti pretrattamenti, mediante schiumarole.

Il trattamento di disoleazione si fonda sul minor peso specifico dei grassi e oli rispetto all'acqua, che ne consente la risalita in superficie.

La disoleazione avviene in bacini aperti a sezione rettangolare o trapezia rovescia.

Dal fondo delle vasche viene insufflata aria compressa, tramite diffusori porosi. L'aria insufflata forma una specie di emulsione con le sostanze grasse presenti nei liquami favorendo il loro allontanamento in superficie. I grassi emulsionati sospinti verso l'estremità della vasca, vengono eliminati manualmente piccoli impianti o con dispositivi meccanici, scaricandoli a intervalli in apposito pozzetto di raccolta. Con la disoleazione il liquame subisce anche una pre-aerazione.

Sistemi di scarico affidabili

In questo caso il liquame viene fatto confluire in una vasca, in calcestruzzo armato , di capacità tale da garantire lo smorzamento dei picchi idraulici e di carico organico. Tale vasca viene posta a valle di tutti gli altri pretrattamenti poiché questi non risentono in maniera sensibile della variabilità sia del carico idraulico sia di quello organico.

La vasca di accumulo è dimensionata per garantire al liquame un idoneo tempo di residenza. Durante lo stazionamento nella vasca il refluo subisce un energico trattamento di agitazione, che garantisce l'omogeneizzazione del liquame, e di aerazione, per impedire l'instaurarsi di condizioni settiche. Le vasche di equalizzazione e omogeneizzazione possono essere collocate: lungo la linea di flusso dei reflui e quindi alimentate con l'intera portata da trattare; fuori linea in modo da ricevere, solo l'aliquota eccedente la portata massima trattabile dall'impianto.

In questo caso lungo la linea di flusso dei liquami viene posto uno sfioratore opportunamente dimensionato.

Idraulica delle acque reflue

Quasi sempre in tutte e due i casi è necessario il sollevamento, mediante pompe, dei liquami accumulati verso le successive fasi di trattamento. Vasca di sedimentazione.

Schema di una vasca di decantazione a pianta circolare. Poiché in questa fase viene trattato un materiale di tipo granuloso, cioè la particella sedimenta senza interferire con le altre particelle, la velocità di sedimentazione del materiale obbedisce con discreta approssimazione alla Legge di Stokes e alla teoria di Hazen.

È permesso in ogni caso lo scarico sul suolo o strati superficiali del sottosuolo degli scaricatori di piena, delle acque provenienti dalla lavorazione delle rocce native, delle acque meteoriche raccolte mediante fognatura separata, delle acque derivanti dallo sfioro dei serbatoi idrici. Scarichi in corpi idrici superficiali Gli scarichi di acque reflue urbane in corpi idrici superficiali devono rispettare i limiti fissati alle tabelle 1 e 2 del D.

Gestione degli scarichi La tutela delle acque è una tipica competenza delle Regioni attraverso gli strumenti di pianificazione previsti dal D. Attraverso i Piani di tutela delle acque e i Piani di gestione del bacino idrografico, le Regioni individuano i principali apporti inquinanti e il loro effetto sulla qualità dai corpi idrici.

Sono poi le Province, che ai sensi del D.


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